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lunedì 16 novembre 2009

La Negazione


Ultimamente ho notato una banalità forse, come tutte le cose quando le noti veramente nel momento in cui ti colpiscono e le tocchi, solo allora ti sembra di capirle veramente.
La banalità è sull'importanza della privazione o negazione. Questa riflessione mi è nata mentre mi arrovellavo per comprendere i mali che ci affliggono, perchè continuino ad esistere fino ad ora. Quindi ciò che sto per andare ad affermare è comunque uno stato che dipende dalla nostra condizione attuale, non è una fase sempre necessaria.
Per me è stato molto importante capire che grazie alla guerra noi sperimentiamo e sviluppiamo collettivamente il senso di pace, la voglia e la necessità intima di vivere in pace.Fino a quando non diventa una necessità collettiva, non può manifestarsi su scala mondiale. Al nostro grado evolutivo: cervelli ottusi e calcificati, è necessaria la violenza della guerra per farci comprendere veramente la pace, in modo tale da ricercarla. La guerra con il suo vuoto e la sua violenza crea un solco dentro i nostri corpi, generando lo spazio necessario per far crescere il seme della pace. Sembrano parole stupide e banali, ma a me ha colpito veramente questa cosa. Siamo un'umanità così pigra in questo momento, che abbiam bisogno di vivere in un mondo dove sei obbligato a lavorare a pagamento, per comprendere il senso del lavoro, della disciplina e dell'organizzazione di una giornata o periodo di vita. Altrimenti resteremmo nel brodo primordiale all'infinito.
Chiaramente ciò che dico può essere che non valga per tutti presi singolarmente, ma a livello di umanità, massa, tutto ciò è estremamente reale secondo me.
Ogni cosa della nostra vita che si mostra come negazione o privazione, se perseguita in modo lucido e consapevole, alla fine rivela il senso del suo opposto ovvero l'unione.
Anche se a volte potremmmo fare a meno di certe vicissitudini, e mi girano le palle, però sinceramente questa cosa mi rallegra l'animo e mi alleggerisce.
Mi ridona la comprensione di come debba essere leggero il volo del passero.

sabato 27 giugno 2009

Sfogo notturno

Guardare gli occhi e finalmente vedere che fluisce la vita fuori da quel corpo. Si palesa davanti a me finalmente qualcosa che inizia ad andare oltre a quella nuvola che cosparge le nostre palpebre.
Osservare gli occhi delle persone con la speranza di vedere un guizzo, un impulso di vita, un lampo che squarcia il mondo delle fatiche quotidiane; un bagliore che mi investa nonostante la maschera porti i segni di una vita di difficoltà, patimenti, gioie e speranze...insomma di un sano umano vivere.
Ecco che quando finalmente mi giunge quel segno, come la luce di un faro di scogliera, trovo la mia rotta e finalmente evito gli scogli, riapprezzando il gusto di viaggiare in mezzo al mare.
Il marinaio ha il volto segnato dalle strade che ha percorso.
La brace che illumina gli occhi è il frutto della presenza nel cammino.

giovedì 9 aprile 2009

La lacrima estatica


Gli Egizi nell'ormai inflazionato occhio di Ra per i tatuaggi, hanno racchiuso un mare di significati. Tralasciando il significato che per loro aveva il gerogligfico semplice di occhio, che corrisponde pienamente al principio di indeterminazione di Heisenberg, ho voglia di parlare della lacrima che scende dal suo occhio. Non è un ornamento ai fini della buona riuscita del tatuaggio, ma è lì per rendere bella la creazione, di fatti è l'uomo agli occhi di Ra. Siamo una lacrima di Dio, un suo prodotto che nasce direttamente dal suo sguardo, dal quel contatto diretto che c'è tra la luce esterna e la luce interna. La parte più solare di Ra, colto da un estasi di piacere si è commosso e ha creato l'uomo. Composto da liquidi e sali, ma partorito direttamente dal Sole, quindi in noi è implicita la forgiatura Ignea, solo che è nascosta all'interno dei liquidi e dei sali. E' quell'elemento che tiene unito il nostro corpo determinandone l'individuazione. Di fatti dopo la morte sopraggiunge il raffreddamento e la disgregazione.
Il pianto spesso è associato ad un momento in cui termina qualcosa in maniera definitiva, per il nostro modo di percepire la realtà, ed è usualmente collegato ad un momento di dolore. Tuttavia esiste anche il pianto di gioia, derivante da uno stato di estasi tale, di una convibrazione talmente fusa con tutto il creato che genera un pianto di gioia, così fisica che scuote nei genitali. Ecco che forse, anche quell'espressione di Dio che gli Egizi chiamavano Ra, colto da uno stato di tali proporzioni, ha partorito il bimbo umano.
Inoltre aggingo che Ra non è Dio, è un' espressione del Creatore che noi dal nostro grado di coscienza siamo in grado di cogliere e vivere. Però come è spiagato bene nella kabbalah, induismo, buddismo, cristianesmio etc etc... Dio è una continua scoperta, si ri-vela continuamente. Ogni volta che togliamo un velo, ecco che subito ne troviamo un altro davanti a noi. E' nella natura implicita della divinità quella di essere in continua crescita e movimento. Quindi è l'eterno inafferrabile, è TUM per gli Egizi, al pari del suono di una pulsazione. Quel ritmo primordiale che sta alla base di ogni vita che sia stata creata. Un suono, una frequenza, una presenza che si coglie nell'aria, si percepisce solo se si porta l'orecchio sulla frequenza giusta.

martedì 20 gennaio 2009

Lo sguardo


E' nello sguardo di chi vive delle reali sofferenze, dove la vita sembra cadere impietosa nei suoi eventi. Dove l'incedere del destino sembra abbia solo spazio ciò che di peggio potevi aspettarti; in questo lembo di disperazione, ho guardato in faccia un uomo e ho visto gli occhi zampillare di vita. Ho visto la forza di chi non si arrende perchè tramite tutte le sue esperienze, non si sofferma sull'aspetto della fortuna o sfortuna, ma comprende ciò che la vita ha da insegnarli con quel tipo di linguaggio. Provo molto rispetto per l'essere umano, quando non si crogiola nel vittimismo anche se avrebbe tutti i motivi per farlo. Grazie a queste esperienze capisco anche i bimbi viziati che si lagnano per niente, paturnie rese eccessivamente egocentriche, a tal punto da non considerarle o da prendere a schiaffi con molto amore. A volte al dolore viziato bisogna rispondere don decisione paterna. Mentre di fronte all'oggettivo disagio di una vita, al malessere di un corpo straziato dagli eventi, essere come la madre che accoglie e accudisce. Non per forza sarai in grado di guarire, non è nostro compito, però importante sarà per chi lo riceve quel momento di ristoro.. Toccare un essere e sentire che la piaga si calma, è un dono che ci fa il "malato", un privilegio raro.
Mi sento molto fortunato.

sabato 6 dicembre 2008

Sceneggiatura


E' tutto scritto, è tutto nelle trame della camicia con cui si nasce. Ogni cosa ogni persona è parte della nostra sceneggiatura. Elementi fondamentali di una trasformazione.
La farfalla nasce dal bruco, l'uomo dalle maschere. Siamo tutti partecipi della crescita di ognuno di noi, attraverso le moltitudini di maschere che vestiamo contemporaneamente, miliardi di sceneggiature parallele che creano intrecci incomprensibili a volte. Siamo vittime e carnefici, salvatori e salvati, medici e malati..Tutto ciò che occorre alla rappresentazione dello sviluppo umano..
E' bellissimo e spietato, preciso e libero di ogni interpretazione. E' tutto contemporaneamente, la trama di un vestito è sempre un intreccio, un legame forte una geometria precisa che determina il disegno del vestito.

sabato 20 settembre 2008

Shomèr ma mi-llailah


IL mondo è uno.
Il braccio non è diverso dal corpo, così come un indiano non lo è da un italiano.
Tuttavia uno è il torace e l'altro il braccio.
E' una sottile differenza che rende le due parti distinte e simili poichè facenti parte dello stesso insieme.
In fondo la vita è insiemistica, siamo tutti in quel grande cerchio che si chiama Terra, al suo interno ci sono piccoli insiemi chiamati nazioni e all'esterno un grande insieme che è il sistema solare.
Siamo tutti falsi, veri, sinceri, cattivi, agitati o pacifici.. Non è dove viviamo che crea la reale differenza. E' l'occhio che sprigiona una luce di un' intensità e luce diversa dalla consuetudine umana. Un volto che emana quel candore dell'anima, una luce che ti colpisce se cominci ad essere desto e libero dai consueti schemi di un'epoca o luogo.
Cercare nei volti la sveglia che suona, che non ti permette più di chiudere occhio o di stare bene quando si è inerti.
Questo è l'occhio che rende il vestito elegante e il portamento regale.
Questa è l' essenza di tante parole, cancellando tutte le sciocchezze che ci rendono attuali.
Non sono gli impegni, non sono i gesti, non è quello che fai.
E' ciò che si muove nello spazio della quotidianità che fa brillare l'esistenza, e la rende degna di tale parola.
Là dove c'è mutazione dell'umana consistenza trovo il vero fascino.
Tutto il resto è moda.
Parlami di te
Quanto della notte?

mercoledì 16 luglio 2008

Segni indelebili



Il dolore può essere il segno epidermico di un taglio, la rottura di un osso, una rottura di vasi capillari, un mal di denti ignoto, perdite di persone, insuccessi..
Qualsiasi sia il motivo che scaturisca quel senso di dolore, lascia sempre un segno nel nostro mondo emotivo. A volte ci scava a tal punto da mutare le nostre idee, punti di vista sulla vita, muta i nostri atteggiamenti nei confronti della vita.
Il dolore da sempre è una fase necessaria per la nascita di qualcosa di novo dentro noi, tant'è vero che qualcuno ha distorto questa dinamica arrivando alla flagellazione.
Sicuramente nello stato di entropia in cui riversa la nostra anima, subconscio o chiamatela come volete, c'è una fase della nostra crescita che richiede un dolore simile a quello del parto. E' qualcosa di simile alla sgommata delle ruote dell'aereo al momento dell' atterraggio quando toccano il suolo. Quel segno sull'asfalto è l'attrito che nasce dall'avvicinamento di due corpi che viaggiano su due velocità distinte, com'è ad esempio tra corpo e anima, tra realtà interiore e quella esteriore.
Così il dolore causato da eventi della nostra vita, senza inclinazioni da macellaio, segna un solco dentro di noi, ci scava profondamente. Le lacrime sono il succo della nostra spremitura. Quel profondo vuoto che si apre dentro è una fase necessaria affinchè le nostre menti cieche, possano finalmente abbandonarsi.
Lasciando così finalmente uno spazio in cui sarà possibile per l'anima prendere terreno sull'ego, con i dovuti tempi di maturazione. Più banalmente si potrebbe dire che un grande dolore crea lo spazio per una gioia ancora più grande. La frase mentre si soffre può risultare una presa per il culo, ma se ci soffermiamo sulla sensazione interna legata a quel momento di dolore, possiamo notare che si è creato un vuoto, c'è un solco che prende spazio ed è proprio questa sensazione che è fonte di sofferenza. Solo con l'unguento nutriente dell'amore questa ferita si rimarginerà per sempre. Così l'anima scenderà sempre più dentro le nostre carni, influenzandole con una forza attiva e non più passiva nella vita di tutti i giorni.
Sostanzialmente dobbiamo imparare a volerci bene, come una buona madre si prende cura dei sui figli. Con la stessa attenzione, bontà,severa quando serve e a volte avvolgente come una calda coccola.
La nostra anima ci accudisce, siamo in grado di sentirlo?

venerdì 4 luglio 2008

Sperararsi per poi unirsi...


Continuando il discorso della ricerca di unione, è anche vero che ogni tanto qualcuno si stufa di ricercare unioni esterne che tendando a fungere più da compenso di un' idea di mancanza interiore che pensiamo e crediamo di avere. Quindi comincia a cercare la profonda unione con sè stesso, partendo dal presupposto fondamentale:" Si ma chi sono io?!", chi sono veramente io? E' una domanda alla quale non si può dare una risposta scontata o simile alle interviste che si fanno ai divi :" Chi è Maradona?"..."Maradona è...", appena si accende questo meccanismo l'ego si gonfia a dismisura e l'anima si addormenta.
Affrontando questo viaggio fantastico e a volte terrificante, alla ricerca del nostro seme di essenza spesso veniamo fuorviati dalla nostra tradizione che sostiene a grandi lettere il nubilato,celibato,castità etc etc... Insomma se uno vuole conoscere il Sè, vuole avvicinarsi a Dio, deve rifiutare il mondo. Da un certo punto di vista è un concetto corretto, prima bisogna solvere: dobbiamo separarci dalla vita mondana proiettata verso l'esteriorità delle cose, una vita alla ricerca di compensi esterni.
L'uomo in viaggio allora comincia a compensare questi apparenti buchi interiori, cominciando a vedere che sono modi di percepirsi, in realtà esistono queste potenzialità dentro di noi devono solo essere coltivate. Quindi esiste il compagno ideale dell'ego è l'anima, quando si sposano e si fondono allora l'ego diventa il veicolo dell'anima, fino ad arrivare a manifestarla nel modo più puro. Ecco che allora saremo finalmente uniti, a questo punto possiamo solverci col mondo collettivo . Ricercando ed esprimendo la somma unione di tutto il creato in tutte le cose vive e inanimate, poichè unite intimamente fuse alla mia interiorità.
Allora credo che ognuno di noi possa svolgere la vita che meglio crede, non ci sono regole fisse, bisogna semplicemente avere la capacità di sapersi separare dal collettivo per ritrovare l'individualità intima, per poi riportarla nel mondo. Rimanendo assolutamente consapevoli della propria individualità, senza riconfondersi con gli schemi ottusi della massa.

mercoledì 18 giugno 2008

Mente pura



Mente pura significa una mente tranquilla e libera da ogni pensiero inutile o che turbi.
Guida allo Yoga di Sri Aurobindo.

Se è vero che in questo corpo sperimentiamo uno stato di solitudine, è anche vero che proprio grazie a questo stato noi andiamo in contro a un impulso di costante ricerca di unione. Vogliamo vicini i genitori, familiari, poi gli amici o avere un fidanzato/a. Tutti noi cerchiamo qualcuno o qualcosa a cui unirci, o con cui sentirsi finalmente tutt'uno. Di solito per nostra indole pigra preferiamo trovare qualcuno che ci apprezzi, ci capisca, insomma ci accetti o addirittura ci ami, poichè deficitiamo di amorproprio. Una visione spesso passiva dell'amore, di solito quella più attiva più che di amore tratta di caccia, o di spirito da crocerossina. Sono comunque due sistemi per sentirsi amati e importanti, di fondo c'è il timore di non valere granchè. Cosa assolutamente falsa, noi tutti siamo portatori di un valore inestimabile: noi stessi!
Tornando a noi umani amanti, forse potremmo provare ad amare in modo più attivo che reattivo. Amare non solo quando qualcuno o qualcosa fa un passo verso di noi, ma provare a fare questo gesto per primi. Osare, avere il coraggio di battere i freni del nostro recinto. Uscire e mostrarsi nudi. Perchè quando si ama, si è nudi di fronte al mondo, per questo ci sentiamo vulnerabili, anche se è una percezione dell'ego. In realtà è nell'accettazione della propria nudità, fragilità, temporaneità, è nell'espressione di queste cose che si cela fra le righe la potenza dell'amore. Non è di certo sollevando 40kg col solo bicipite che diventeremo un essere umano migliore, nè tantomento conoscendo tutti i libri della nostra biblioteca a memoria.
Ma esponendoci, facendo il primo passo verso chi riteniamo sconosciuto, di fatto non lo è visto che nell'essenza della nostra natura interna siamo tutti simili.
Ciò di cui vi scrivo pare bello e magari scontato, ma non lo è altrettanto quando ci si accinge nella vita di tutti i giorni a farne pratica. Mettersi a nudo, sorridere e spiegarsi meglio con chi ci sta urlando in faccia, questo è l'atto di difficoltà. Essere saldi come lo sguardo dell'aquila per non cedere a compromessi in situazioni dove mancherei di amore nei miei confronti.
Piangere d'amore, di gioia, è un atto assai sconosciuto ai più. E' più facile comprendere come mai si pianga per dolore che per inebriamento divino. Ma è grazie a questi gesti che riusciamo a diventare più umani e meno ricercatori di santità. Solo l'umanità può salvare quest'Umanità, è come l'omeopatia, il simile cura il simile.
Spero sia comprensibile, perchè se lo fosse allora non resterebbe che MATURARE questi gesti nel quotidiano..

sabato 19 gennaio 2008

2012

Forse per molti questa data non vuol dire granchè, a parte che avremo 4anni in più nella nostra vita. Singolare che il nostro bacino prenda lo stesso nome,vita, come a definendo una zona del corpo avente una circonferenza, un ciclo ben determinato e concreto, per quello che intendiamo noi con questa parola.
Ma tornando alla fatidica data del 2012. C'è chi si ispira ai Maya e dice che il loro calendario pone la fine della nostra epoca proprio al solstizio di inverno di quell'anno. C'è chi dice che ci schianterà un'asteroide o cometa che sia, qualcuno invece sostiene che l'asteroide si schianterà su Marte, sempre nel 2012 con devastanti conseguenze per tutto il sistema solare. Visto che farà esplodere il pianeta ferroso con catastrofiche conseguenze a catena.
L'anno platonico, l'inizio e la fine di esso corrisponderanno al momento in cui il nostro sistema solare ripasserà al centro della nostra galassia, il 2012.
Per gli indiani e la loro astrologia siamo nel Kali Yuga, l'ultima delle Ere da loro calcolate in questi grandi cicli celesti.Kaly Yuga o Era del Ferro, corrisponde al periodo della corruzione, disgregazione, l'entropia regna sull'anima e di conseguenza sul corpo; la fine del grande ciclo avente inizio nell'Era dell'Oro, questa probabilmente citata dalle nostre parti come l'Eden. Anche Esiodo e Mosè si sono impegnati per spiegare tutto ciò, gli Egizi i padri di questi ultimi si sono assolutamente impegnati per parlarci di questo due per mille. Ma noi in generale capiamo ben poco, distorciamo molto.
In ultimo c'è la grande partecipazione del movimento new age, creato ad arte dalla massoneria per fare un pò di maretta anche se non tutto il male viene per nuocere. Una partecipazione ormai di massa tra contattati, channellers ed esperti in astrologia moderna, che per alcuni alchimisti è molto anzi troppo fallace.
Ci sono tanti privilegiati che sentono esseri di altri sistemi solari o planetari, oppure sono in diretta con gli angeli. Ora non starò qui a discutere se esistano questi esseri "alieni" o no. Mi pare ovvio che un sistema di infiniti universi quale il nostro sia decisamente sprecato per l'attuale razza umana, visto che non è in grado di apprezzare il suo stesso pianeta.
Questi channelers riempiono intere pagine su internet di conversazioni loro avute con grandi esseri. C'è chi da almeno vent'anni dice a chiunque lo segua di comprarsi una casa in montagna e di farsi un bell'orto, perchè i tempi a venire saranno devastanti. C'è chi dice ogni settimana:"Va tutto bene, va tutto bene, insieme vinceremo, il grande progetto celeste procede deciso e glorioso".
Riguardo alle profezie iniziali sul 2012 credo che ognuno di noi si possa informare come meglio preferisca. Alla fine di questa ricerca si accorgerà che ci sono troppe cose assonanti per non farci su un pensierino.
Invece per quanto riguarda i restanti privilegiati contattati, senza offesa per quelli in buona fede, ma per gli altri credo che ci sia un delirio di onnipotenza. Oppure un sapiente lavoro per rintronare la gente, facendole aspettare inerte un salvatore dal cielo. Scaricandogli addosso ogni nostra responsabilità. Credere che un giorno il cielo sarà ricolmo di astronavi grandi quanto una città e che da queste scenderanno milioni di esseri pronti a rallegrarci e liberarci può essere anche plausibile, però prima noi altri dobbiamo decisamente "disciularci". Viviamo ancora troppo ancorati alle nostre piccinierie, lo dimostra il fatto che speriamo nell'intervento degli alieni come in una tachipirina celeste, oppure nell'ipotesi di essere gli eletti che ce la faranno. Ignorando la sorte dei nostri simili, perchè "Noi li avevamo avvisati".
Io penso che in primo luogo sia l'uomo a doversi svegliare, attualmente siamo dei primitivi con più tecnologia. Le fronti di molti di noi assomigliano più a dei primati avvolti da turbe psichiche, piuttosto che a degli angeli in terra (mi ritengo assolutamente uno di questi).
Troppi di noi si perdono ancora a rincorrere bandiere, il primo girone dell'inferno di Dante, invece di comprendere che l'unica vera bandiera è l'umanità e la sua natura. Poi c'è la bandiera fraudolenta delle associazioni segrete quali le massonerie, opus dei , ben n' rabith e compagnia bella, che ne han create altre a tavolino per distrarre la gente. La quale facente specchio dell'Era della decadenza preferisce ancora ammazzarsi, per idee create appositamente allo scopo di separarci.
Secondo me il Kali Yuga può anche essere inteso come espressione del nostro inverno interiore. Un momento in cui grazie al crollo degli schemi esterni, finalmente ci isoliamo da tutto tornando direttamente a noi stessi. Ricercando le nostre responsabilità incredibili, mandando ad esempio finalmente a puttane l'idea dei peccati, idea alquanto bizzarra di un dio che passa il tempo a cercare di giudicarci per poi punirci. Invece esiste la semplice "punizione" dettata dalla reazione uguale e contraria al nostro modo di essere e quindi successivamente agire.
Ritrornare finalmente a Sè riscoprendo il vero potere dell'individuo, nuovamente libero dai condizionamenti esterni di qualsiasi tipo esso siano. Un Umano finalmente aderente a quella che è la sua reale Natura interiore.
Di fatti da ogni pulpito le grandi ideologie hanno sempre cercato di svilire la potenza dell'individuo che ricerca la libertà d'animo (il capitalismo esalta il singolo a discapito del suo simile, non ha niente a che vedere con l'esaltazione dell'Animo), dando maggior risalto al potere della massa indirizzata in un unico scopo. Ma se noi studiassimo meglio la fisica comprenderemmo che fa più "danni" un uomo libero ed emancipato, di una massa di caproni.
Solo che preferiamo ancora le fiabe per il sonno...
O forse siamo pesci che seguono la corrente delle cose per giungere al proprio destino: il ritorno alla propria Natura. Gioia e pienezza di vivere, in una parola sola: Amore.
Baci e abbracci.

venerdì 7 dicembre 2007

Ritorno alle origini

Mi son già stufato di mettere gossip sull'informazione, anche se poi bisogna valutare se è reale informazione, o distrazione...
Nel mentre mi sto appassionando alla fisica quantistica e ancora ne so pochissimo, ma quel tanto per entusiasmarmi...
Vi consiglio di cercare tra youtube, google o emule il film
What a bleep do we know?

Molto bello.
Buon S. Ambrogio per chi lo fa.

martedì 13 novembre 2007

Del delirio "umano"

Appena aperto questo blog avevo deciso di non parlare di attualità, di non fare polemiche poichè mi sembra che ci sia già troppa della seconda e per la prima ognuno si può informare dove vuole sulla rete. E' pieno di blog, siti, controblog che ti informano pure sui "peli del Papa" come diceva Battiato.
Tutto questo è per dire che non lo farò, almeno in modo tradizionale, ovvero dare l'informazione farla leggere e sostenere che siamo tutti vittime di un complotto.
Vorrei soffermarmi più sul motivo,secondo me chiaramente, di tutto questo dilagare di decadenza umana.
Secondo me le ideologie non ci salveranno, come non ci salveranno i politici o chissà chi altro. Sono tutte vie di salvezza pensate da questo uomo. Ovvero noi, che abbiamo prodotto grazie ai nostri padri, nonni e bisnonni (siamo tutti responsabili nessuno escluso) tutto questo ben di dio di società.
Quindi non è attraverso questo sistema di pensiero che troveremo un sistema equo e duraturo di armonia. Poichè sono tutte caratteristiche che mancano all'uomo attuale.
Anche se in realtà penso che la cosa che manchi di più all'essere umano attualmente sia l'UMANITà.
I fisici ultimamente hanno scoperto che la materia che compone questo pianeta, essere umano compreso, è una e unica. E' tutto un tessuto comune unito. Questo vuol dire che se un eschimese sta male anche io non potrò stare bene. Chiaramente bisogna introdurre dei gradi di percentuale probabilmente. Ma potrebbe benissimo essere che se quell'eschimese stesse meglio, io potrei sentirmi ancora meglio rispetto a quando esisteva il suo malessere.
In una società dove l'uomo cerca il suo benessere sulle gengive di quello di altri, è impossibile impostare qualcosa di duraturo. Poichè staremo sempre tutti male e cercheremo qualcosa per stare bene, che in questo sistema arreca sempre sofferenza a qualcuno o qualcosa. Perchè in questo concetto di materia non si esclude niente. Ma la nostra mente fatica a inglobare ogni cosa nelle sue attenzioni, come se stesse relazionandosi con una parte di sè. Credo che sia per questo che tutto sia in fase di declino e distruzione.
Krishnamurti sostenva che non bisogna cercare la soluzione, pichè se la sto cercando vuol dire che prima ho creato un problema. Cercando di risolverlo sempre con lo stesso procedimento mentale. La vera soluzione è quando non creo nessuno problema e non cerco soluzioni. Allora solo allora, finalmente giunge la soluzione. Quando la mente è fissa sull'evento, silenziosa senza giudizio. Finalmente in quel momento si risveglia un nuovo modo di vivere e percepire la Vita.
Forse in quei momenti allora l'uomo comincia a essere Uomo.
Siamo un esperimento ancora incompiuto che cerca una sua compiutezza, tutto l'Universo trama con noi perchè siamo tutti una unica cosa.
Probabilmente in questo periodo di decadenza e degenerazione stiamo imparando a sviluppare una mente unitaria. Che possa essere in grado di impostare una vita degna di questo nome, per tutto il creato e per noi stessi.
Giungere a un Uomo che collabori e aiuti la creazione dell'Universo, chiaramente non come il nostro attuale stato di vita.

domenica 4 novembre 2007

Una spada in un campo. E' una spada in un campo.

Spesso quando ci capita qualcosa nella vita tendiamo a dare la colpa o il merito a qualcuno.
Quindi ci troviamo a maledire il cielo o noi stessi, oppure ci esaltiamo dipende da come vogliamo vivere quell'evento.
Ora per me è stato molto importante capire che qualsiasi cosa accada è un evento, e basta. Ad esempio un giorno di pioggia, è un giorno di pioggia niente altro. Poi sono io che col mio filtro composto da ricordi, sensazioni, pensieri, bioritmi... Decido arbitrariamente se definire quel giorno di pioggia una merda, oppure una gran cosa ed è assolutamente legittimo dare delle interpretazioni alla vita.Ma non dobbiamo mai dimenticarci che è una NOSTRA interpretazione e non L'INTERPRETAZIONE.
Secondo me è importante riuscire a fare questa distinzione dentro di sè. Tenendo ben presente che non è vero che si diventa insensibili, anzi si incomincia a sentire finalmente.
Poichè prima non sentiamo le cose, le percepiamo per un attimo fugace e poi siamo subito presi dalla corsa per interpretare quel dato. Restando così ingabbiati nella propria schiera di emozioni, pensieri... che sono assolutamente legati a dei nostri ricordi o addirittura interpretazioni di nostri ricordi.
Per me è molto importante cercare di vivere le cose per quello che sono, perchè si riesce a coglierne il senso maggiormente. Nasce un sussurro dal petto che ti rende tutto chiaro , ma senza dover interpretare l'evento, giudicarlo, rifiutarlo o esaltarlo proprio come fanno le tifoserie.
Quando si vede lo svolgersi della vita per quello che è, in quei momenti rari, tutto è al suo posto, anche nel suo atto squilibrato segue la logica di un equilibrio, questa penso che sia la cosa più bella. Allora mi sento sia dentro una gabbia preordinata, sia dentro a un grande respiro armonico; tutta sta a vedere come mi sono alzato...
Per me è stato molto utile vedere questa cosa, per uscire un po' dal vittimismo o dall'esaltazione accecante.
Ma soprattutto non ci sono nè colpe nè colpevoli tutto risponde ad una semplice logica:
ad ogni reazione risponde una reazione uguale e contraria.
Il Buddha la chiamò la legge del Karma. La espose anche come una grande ruota,catena, da rompere.
Le leggi fisiche si evolvono con l'evolversi dell'umana vita.
Noi in armonia col Cosmo siamo gli artefici del nostro presente, questo lo si sente gridare dalle piramidi ormai trovate in tutto il mondo. Non ci sono colpe nè meriti, ma eventi che si susseguono su questo velo di maya, responsabilità nostra è come li vogliamo interpretare.

lunedì 29 ottobre 2007

La Via del Cielo

Chuang-tzu disse:
"Conoscere il Tao è facile, non parlarne è difficile. Conoscere e non parlare è il modo per giungere al Cielo, conoscere e parlare è il modo per giungere all'uomo.
Gli antichi tendevano al Cielo, non all'uomo."
Allora un blog può essere un mezzo per esprimere in maniera evidente per i nostri occhi l'ego, così finalmente impareremo a conoscerlo e quindi giungere all'uomo?
Racconto tratto dal libro
Chuang-Tzu
La calma "la quiete del saggio non è semplice inerzia: eglie è quieto perchè accoglie tutti."

Ed. Mondadori.