sabato 6 dicembre 2008

Sceneggiatura


E' tutto scritto, è tutto nelle trame della camicia con cui si nasce. Ogni cosa ogni persona è parte della nostra sceneggiatura. Elementi fondamentali di una trasformazione.
La farfalla nasce dal bruco, l'uomo dalle maschere. Siamo tutti partecipi della crescita di ognuno di noi, attraverso le moltitudini di maschere che vestiamo contemporaneamente, miliardi di sceneggiature parallele che creano intrecci incomprensibili a volte. Siamo vittime e carnefici, salvatori e salvati, medici e malati..Tutto ciò che occorre alla rappresentazione dello sviluppo umano..
E' bellissimo e spietato, preciso e libero di ogni interpretazione. E' tutto contemporaneamente, la trama di un vestito è sempre un intreccio, un legame forte una geometria precisa che determina il disegno del vestito.

mercoledì 3 dicembre 2008

Subacqueo

Ognuno di noi ha qualcosa che "non va" nella vita. Passiamo tutti delle crisi, chi più profonde,chi meno ma tutti le viviamo. Il motivo potrebbe risiedere semplicemente nella parola che definisce questi eventi:" C'è qualcosa che non va.". Bisognerebbe innanzitutto riflettere se veramente è qualcosa che non va, oppure sta andando in un modo che noi giudichiamo sbagliato. Ovvero a volte le cose vanno nel verso giusto, che è quello che è indicato dall'esperienza in atto. Ma rispetto alle nostre aspettative è molto probabile che siamo noi a giudicarle come negative. Questo è un discorso vecchio come il mondo e non ho voglia di soffermarmici, chi non ha ancora capito questo aspetto mi sa che deve farsi un esamino di coscenza, senza colpevolizzarsi eccessivamente.
La cosa bella di cui voglio parlare, per una volta sarò melenso ed esprimerò dei luoghi comuni, però non sono mai tali se si riesce a percepire la vibrazione che vola tra le parole che escono dal petto.
Per me questo mese è stato qualcosa di stupendo, ho conosciuto delle emozioni e dei sentimenti veramente profondi. Ho viaggiato all'interno della mia persona fino a degli abissi mai illuminati dalla mia coscienza. Mi hanno entusiasmato, altre volte spossato, spaventato, dato forza e coraggio. E' stato un viaggio pieno di stravolgimenti e di crescita delle mie radici. I miei rami sono riusciti a crescere più in alto, hanno raschiato un po' di quell'azzuro, del cielo. Ora lo tengo sotto le mie unghie e lo annuso. Ascolto quel dolce incanto del cielo a volte con gioia, altre con nostalgia.
Ma lo spazio più bello che ho vissuto in questi ultimi giorni, è stato l'abbraccio dell'amicizia. Son stato male e non sono completamente uscito da ciò, però nessuno mi ha chiuso la porta in faccia. Tutti hanno ascoltato il mio dolore, la mia gioia, tutto. Qualcuno mi ha consigliato, altri semplicemente ascoltato. In definitiva la cosa più importante per me, è che tutti mi siete stati vicini. Mi avete amato per quello che sono, senza dirmi ciò che è giusto o sbagliato, un affetto semplicemente connaturato dal fatto che io sono così, niente di più niente di meno. Anche se magari non condividete ciò che dico. Mi avete fatto vedere delle parti di me che manco penasavo di avere o di manifestare. Insomma in un periodo dove tutti stanno male, sono in crisi con sè stessi e il mondo, forse in questa comunione di dolore generale, stiamo riuscendo a esserci vicini, sempre più vicini.
Per me questa esperienza è stato anche sentirvi, ed è stato stupendo. C'è stato anche altro e continua ad esserci, ma fa parte della mia sfera più privata che non voglio divulgare in questa sede.
Grazie a tutti i miei compagni di viaggio, chiunque voi siate, solo per il fatto di esserci e di essere, non mi interessa altro.
Un abbraccio.

lunedì 24 novembre 2008

L'irresistibile abisso (Tyr)


C'è una tendenza in alcuni più che in altri verso l'abisso. E' un istinto irrefrenabile che vince ogni ragione e non ci molla fino a quando non cediamo. L'incessante necessità viscerale di entrare in contatto con la torba, il fondale dove tutto in realtà riposa, dove le maree si calmano e cessano di spingerci ovunque poichè finalmente possediamo un appoggio. Fino qui parrebbe tutto bello e assoltamente entusiasmante. Ma come dice nel film "L'odio" :" il problema è l'atterraggio."
Io mi ritengo una di queste persone. Non riesco a vincere la forza d'inerzia che mi schiaccia al fondo della mia esistenza. A questa mia mancanza di forza, c'è un istinto fortissimo a vedere come le cose finiscono. Il fondo è anche il raggiungimento ultimo delle cose, la loro fine, ciò vuol dire che incoscientemente più o meno vado a cercare un termine.
Quando tutto raggiunge la conclusione son sempre felice delle scoperte che faccio,oltretutto finiscono i miei tormenti esistenziali e viscerali che mi accecano di fronte all'evento. Solo quando raggiungo il fondo e le correnti si placano posso incominciare a vedere come veramente erano le cose, come io ero accecato dalle mie sensazioni e assolutamente in balia di esse. Non sono in grado di osservarle in modo chiaro. Solo alla fine di tutto, solo quando arrivo al fondo e rompo per l'ennesima volta il processo in atto, poichè incapace a viverlo serenamente ed equilibratamente, allora riesco a cominciare una riflessione impersonale. Però mi rendo conto che ho ripetuto per l'ennesima volta uno schema e che ho fatto in modo che finisse quell'evento. A volte dandomi grande dispiacere.
Ora questo sfogo mi è servito mi auguro a non commettere l'ennesimo giro di cardine della mia ruota del karma, poichè la mia motivazione e la mia nausea sono assolutamente determinate a vincere lo stato di pupazzo in balia delle viscere.
Quanto meno di cominciare un dialogo col quale posso iniziare ad avere un grado di libertà maggiore.
Mi rendo conto che è un mio grosso limite. Mi condiziona negandomi molti momenti felici fin dalla mia nascita. Voglio uscirne in piedi e vincitore. Poichè questo è uno schema che si ripete dentro me da ormai troppo tempo. Oltretutto in questo caso le motivazioni esterne mi spingono a ricercare maggiore forza per la vittoria, perchè ne vale la pena.
Il cielo discenda la terra salga e danzino dentro di me nelle nozze sacre dell'Uomo,
che io finalmente sia libero.
Tutto si libera, tutto si supera.

lunedì 3 novembre 2008

Dal Tramonto all'alba


La vita prende dinamiche sempre più impreviste e repentine. Ciò che è vero la sera, al mattino non ha più lo stesso significato. Il mio inconscio, che preferisco chiamare anima, parla sempre più forte alla mia coscienza ordinaria. Quando mi sveglio le cose sono più chiare, sono determinato e comprendo sempre meglio la mia situazione. Bisogna lasciar parlare il sole e per ascoltarlo bisogna riuscire a volgersi nella sua direzione. Questa per me è la cosa più difficile, sono troppo distratto dal normale vivere. Quando riesco a prendermi tempo per alzarmi dal letto, mi concedo un lento risveglio, allora in quei momenti emergono i messaggi dal profondo del mare e tutto diventa nitido. Ciò che ti turba cambia prospettiva, stravolgi le tue idee e inquadri meglio ogni cosa e rivedi il tuo fine.
Sono momenti in cui tutti abbiamo grossi casini, è tutto ingarbugliato e contorto, soprattutto se si vuole ricercare una via fatta di semplicità.
Io credo che tutto si complichi proprio perchè l'animo umano sta emergendo sempre di più sul pelo epidermico, mettendo così in luce gli aspetti contorti del nostro ego. Se l'uomo riesce a donare spazio, a cedere il terreno del proprio ego all' anima, allora tutto piano piano si semplifica e si risolve.
L'unico problemino è che a volte ci si ritrova molto soli, in senso fisico non nel senso di solitudine; se impariamo a dialogare con la parte più profonda di noi non siamo mai più soli.
Il mio problema sorge a questo punto, come conciliare la mia individualità con quella di un'altra persona? E' un incastro, una magia che ad un certo punto nasce, non bisogna fare niente (almeno la mia storia mi insegna questo, è la mia versione dei fatti), ci si trova davanti ad un bivio e si sceglie con molto piacere quello della comunità, se si resta lucidi si è anche in grado di tagliare i rami subito quando si vede che crescono malati. Non bisogna mai dimenticare la propria identità, anzi dovremmo imparare a usare le relazioni come sistema pratico di crescita; perchè è divertente ed entusiasmante, non bisogna farlo con l'attitudine del dovere o con lo stesso stato d'animo con cui parecchi si dirigono al lavoro.
Il mio unico sistema è restare nel presente e vivermi in tutte le sfaccettature, poi la mia vita come un albero crescerà semplicemente grazie alla giusta dose di sole e di acqua.
Semplice, non per questo facile :)

venerdì 31 ottobre 2008

Il gusto degli elementi


Snetire freddo, sentire il caldo del Sole che ti tocca, la pioggia che ti lava e pulisce la mente. Sentire il vento che ti sferza, fa sognare, stanca, dipende da dove gira. L'uomo attuale è sempre più alienato e si allontana dagli elementi atmosferici grazie a macchinoni riscaldati e poi refiregerati, ombrelli per non rovinare la capigliatura..Chissà perchè ma quando il cielo ci bacia con la pioggia noi ci ritraiamo, proviamo fastidio nascondendoci. Al primo raggio di sole in gennaio è pieno di gente che sfoggia subito occhiali da sole in bella mostra, perchè la luce del sole da fastidio forse?
Non ci accorgiamo ma i nostri atteggiamenti sono lo specchio di quanto siamo lontani dalla realtà, ciò vuol dire che ci chiudiamo dentro di noi senza le chiavi per toccare ciò che c'è fuori e si comincia a fare dei grandi sogni.
Io cresco quando il cielo mi inzuppa, quando mi stende al tappeto per il suo calore incessante. Mi glorifica quando sferza il vento freddo e asciutto d'inverno, mi fa sognare e immaginare quando è caldo e umido.. Toccando gli elementi con la mia pelle io mi nutro e quindi cresco. E' una forma erogena di contatto col mondo, gli oggetti sono utili fino a dove mi sono necessari per salvaguardare la mia salute. Ricordandomi che più mi dimentico gli elementi atmosferici più sarà facile essere portatore di malattie, quindi: vaccini!!!
Sarà perchè è scritto nel mio tema natale, sarà perchè è giusto non ho voglia di spiegarlo, però sentire com'è il tempo oggi mi fa stare bene :)

dedicata

mercoledì 29 ottobre 2008

Cristalli di atomi


Osservo il mondo a me circostante. Lo guardo durante lo svolgersi della mia vita quotidiana, accadono cose slegate dal normale scorrere del tempo...
Mentre mi aggiro per questa ragnatela di eventi più o meno piacevoli, ci sono momenti in cui vedo gli specchi crollare. Mi piacerebbe tanto capirlo e sapere veramente almeno una volta nella vita.. Avete presente la scena del dejavù in matrix 1? Sto parlando di questo, è similie a quando va via l'immagine per un attimo dal televisore.
La matrice che prende una nuova vita, ma chiaramente può essere una mia interpretazione errata. Forse sono io finalmente che mi accorgo della reale natura della matrice.
Atomi elettrici che si muovo apparentemente accavallati uno sull'altro, in un moto che mi appare caotico, ancora non comprendo la loro traiettoria. Immagini che improvvisamente si sfocano e mostrano danze impreviste, inafferrabili e repentine.
Lampi improvvisi che mi squarciano il cranio e svaniscono, come un colpo di mazza da baseball sulla mia pineale. Per molti ciò di cui sto parlando sono semplicemente cali della vista dovuti a stress o stanchezza, riflessi di luce strani..
Ecco di questi a me non interessa nulla. Chi leggerà e capirà, perchè forse ha già provato cose simili, potrebbe essere contento solo per il fatto che ci capita la stessa cosa.
Ancora non riesco a squarciare il telo del mio determinismo, tuttavia oggi ho capito che forse lampo dopo lampo incomincerò a vederlo agire in tempo reale. E' l'inizio di una accensione lampo dopo lampo, impulso dopo impulso...istante dopo istante, rallento fino ad arrivare a una totale fusione di questi momenti, non più separati da momenti di buio, lampi via via sempre più vicini e frequenti. Il muro gradualmente si scioglie scossone dopo scossone, fino a mostrarmi la sua reale trasparenza.
Ciò di cui parlo è un' esperienza personale, forse così facendo disperderò un po' un gioiello prezioso, è il prezzo della condivisione a volte.
In tutto questo non vuole esserci serietà, ma solo la mia gioia perchè a volte mi sento mobile come il cemento armato.
Eppur si muove..

sabato 4 ottobre 2008

Maduro Maturo


Nella nostra società pare sempre che non ci sia tempo a sufficienza. C'è sempre qualcosa da fare che ne precede un'altra e so già che sarò in ritardo. Ogni giornata pare una immane corsa all'impegno, all'evento di qualsiasi tipo, comunque è sempre una cosa che si aggiunge a tante altre nella lista della nostra giornata.
E' difficile riuscire a sostenere questi ritmi riuscendo a mantenere un sistema nervoso sano e salvo, con organi annessi. Aggiungerei anche che molti impegni sul nostro rullino di marcia quotidiani non riescono ad essere espletati.
La nostra ossessiva corsa che ricerca una illusione di una vita piena e appagante fino all'ultimo secondo della nostra vita, è una fuga dall'unica certezza che abbiamo: prima o poi si muore.
Ma questo non è il punto dove volevo arrivare, in realtà ciò che ho notato è che l'educazione viene distrutta da questo stile di vita.
Non faccio la solita disquisizione le scuole, la riforma delle scuole, la famiglia etc etc..Perchè non parlo solo di una educazione infantile o puberale. Parlo proprio dell'atto di educare chiunque a qualsiasi maestria, anche quella del prepararsi un tè.
Per crescere la natura ce lo insegna semplicemente, ci vuole tempo! Non parlo di un tempo dell'orologiaio, ma di cicli interiori, di fasi che richiedono tutto il tempo necessario per poter dare i loro frutti. Ecco che ad esempio una mamma non ha tempo di star dietro ai capricci del bimbo perchè non avrebbe tempo di fare altro, o non ha le energie perchè giustamente ci son proprio dei ritmi che ti tolgono le forze.
Quindi ciò che si nota è una società viziata, priva di spina dorsale dove manca la tempra e la voglia di temprare. Non sto parlando di quell'attitudine goliardica, ma di capire seguendo i tempi di ogni essere quali sono le sue attitudini. Così come qualcuno a 14anni ha i peli sul petto, può anche essere che altri li abbiano a 25anni o mai... Le nostre città d'asfalto ci hanno allontanato dalla comprensione che i fiori sbocciano in primavera e i frutti vengono in estate, se gli si mette fretta o non vengono o fan cagare...
Questo continuo schizzare ci distoglie dalla bellezza del momento in sè, privo di ogni interesse, bello per il suo presente. Privandoci di questa capacità d'ascolto non siamo in grado di sentire la velocità del prato che cresce sotto il bosco, non capendo così quali sono i ritmi per l'educazione di ogni individuo.
Creando una serie innumerevole di frustrati e o viziati.
A furia di correre il sistema crea automi privi di capacità di crescita interiore, poichè questa è un'attenzione che richiede tempo. Essendo un processo innaturale quello della staticità, poichè essa si muove sempre e verso una crescita, tenderà presto o tardi a collassare, riportandoci su ritmi più interni e naturali.
E' solo questione di tempo, di ritmi che necessitano tutte le maturazioni.
Siamo come tante bottiglie di vino depositate in cantina.